Cage

JOHN CAGE, IL MUSICISTA CHE ESPLORO’ IL SILENZIO1

John Cage (1912 – 1992)

Il più sublime dei suoni

john-cage2“Mi è sempre parso che la musica

dovrebbe essere soltanto silenzio”

Così ha scritto la poetessa e scrittrice Marguerite Yourcenar (1903 – 1987).

L’affermazione potrebbe sembrare paradossale, ma non lo è affatto, perché il silenzio e una condizione del suono, anzi, è il piu sublime dei suoni (troppo spesso Io si dimentica!). É materia sonora a tutti gli effetti,sottolinea e amplifica i suoni, li rende più vibranti, ne preannuncia l’entrata, crea suggestivi effetti di attesa e sospensione, può addirittura invadere il linguaggio.

Claude Debussy scriveva un po` timidamente: “Mi sono servito di un mezzo che mi sembra assai raro, del tutto spontaneamente; cioè del silenzio, come mezzo espressivo e forse come modo per fare risultare l’espressione di una frase”.

Il silenzio in Occidente

Nel monde occidentale però, il silenzio viene utilizzato assai raramente, perché ha un valore negativo e viene generalmente associato alla morte,

I suoni, i rumori, ci ricordane invece di non essere soli, di essere vivi: rimuoviamo la morte facendoci sommergere dal rumore.

Abbiamo paura della mancanza di suoni così come abbiamo paura della mancanza di vita.

4′:33″

Mai prima di John Cage però, la “musica silenziosa” aveva osato tanto.

Esattamente cinquant’anni fa, nel 1952, il geniale compositore (scomparve nel ’92) presentò la sua rivoluzionaria partitura 4:33, che racchiude in sé molti aspetti dell’estetica cageana, e che egli stesso definì il sue pezzo migliore.

Chiunque di noi, Io potrebbe eseguire. Perché? Perché basta indossare un abito da concerto e accomodarsi al pianoforte per quattro minuti, senza suonare nulla.

L’esecutore non deve fare assolutamente niente e il pubblico non deve fare altro che ascoltare, ascoltare la “musica” che viene creata dai rumori interni alla sala da concerto, bisbigli, colpi di tosse, scricchiolii vari, ed anche da quelli che provengono dall’esterno.

Cage ha dimostrato cosi che il silenzio assoluto non esiste, nemmeno in una stanza anecoica, e cioè totalmente insonorizzata, perché in essa, si sente almeno il proprio battito cardiaco.

II silenzio sarebbe da intendersi dunque semplicemente come un rumore di sottofondo. Durante il primo movimento della leggendaria prima esecuzione assoluta di 4.33 si sentiva il vento che spirava, nel secondo la pioggia, e nel terzo il pubblico che parlottava o si alzava indignato per andarsene.

“Sentivo e speravo” diceva Cage “di poter condurre altre persone alla consapevolezza che i suoni dell’ambiente in cui vivono rappresentano una musica molto più interessante rispetto a quella che potrebbero e ascoltare a un concerto>. Nessuno, colse il significato allora.

La rivoluzione

Eppure, Cage, ha rivoluzionato il concetto di ascolto musicale, ha rovesciato le cose, ha cambiato, e il caso di dirlo, radicalmente l’atteggiamento nel confronti del sonoro, invitando ad ascoltare il monde:

io decido che ciò che ascolto e musica. O, altrimenti detto: e l’intenzione di ascolto che può conferire a qualsiasi cosa il valore di opera. Ciò implica di conseguenza un’altra definizione di musica.

Cage voleva semplicemente dimostrare “che fare qualcosa che non sia musica è musica”.

Quella di Cage, è stata una rivoluzione estetica, che è andata oltre, e che ha messo in discussione gli stessi fondamenti della percezione nel porre la musica anche in intimo contatto con tutte le arti, senza che ciò venisse motivato da alcun genere di idealismo.

Cage, e I’anaIogo in musica di Duchamp in arte, che com “fontana” (1917), ha rivoluzionato il modo di intendere l’arte: se un pisciatoio e arte, allora tutto e arte.

Rauschemberg e Paik

E se 4,33 non contiene alcun suono, Robert Rauschemberg ha realizzato dei dipinti, semplicissime tele bianche, che non contengono alcuna immagine (“questi dipinti diventano aeroporti per le particelle di

polvere e le ombre che sono presenti nell’ambiente), mentre il compositore coreano Nam June Paik ha girato un film della durata di un’ora, che non contiene alcuna immagir1e,un’ora di bianco con tutte le imperfezioni e la polvere della pellicola (Cage impazzisce per questo!).

Tutto ciò, da diversi punti di vista dunque, ci riporta alla concezione del silenzio di Cage: “Per me il significato essenziale del silenzio è la rinuncia a qualsiasi intenzione”, una rinuncia alla centralità de||’Uomo, il che implica l’eliminazione totale del gusto, del ricordo e del desiderio, una regressione e una rinascita all’innocenza.

Se vogliamo, il silenzio di Cage, Io possiamo considerarlo come I’estrema conseguenza della sua musica aleatoria, o ancora meglio, di quella indeterminata, che si differenzia dalla prima, nel punto in cui entra il caso da protagonista: nell’indeterminazione infatti, subentra prima della composizione e l’esecutore deve suonare ciò che il caso ha stabilito.

L’eliminazione del compositore

L’alea, l’indeterminazione ed il silenzio, servono a eliminare l’aspetto soggettivo del processo compositivo, ad annullare il titolo di compositore. L’apertura totale nei confronti del sonoro (“ora non ho più bisogno di un pianoforte: ho Ia 6th Avenue con tutti i suoi suoni!”), la passione per Marcel Duchamp (“gli scacchi non erano altro che un pretesto per stare con lui”), per i funghi (che tra l’altro partecipò anche al quiz di Mike Bongiorno, “Lascia o raddoppia”), per l’astronomia, ne fanno una delle figure creative più originali ed aperte, ancora da scoprire sotto certi aspetti, del secolo appena trascorso.

1 H. Failoni, John Cage, l’Unità, 08/04/2002 in A. Miani, Arte e Provocazione, 2013

Vai alla pagina Armonia del Silenzio (e del Rumore) in questo sito.

Visita il sito http://www.johncage.org/

4’33” App http://www.johncage.org/4_33.html

una versione dal vivo di 4’33”

In a landscape

Waterwalk eseguita dallo stesso John Cage nel 1947

Sonata 5, per pianoforte preparato

Radio Erre – Recanati (MC) – “Appuntamento con l’arte” trasmissione del 3 settembre 2013

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